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Valeria Fedeli, una vita spesa per le persone e le istituzioni

Il ricordo di Valeria Fedeli, tra scuola, sindacato e istituzioni, raccontato da chi l’ha conosciuta da vicino

Valeria Fedeli, una vita spesa per le persone e le istituzioni

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Una vita spesa per i diritti, l’emancipazione femminile e il rispetto delle istituzioni democratiche

La notizia della scomparsa di Valeria Fedeli ha lasciato un vuoto profondo in chi l’ha conosciuta non solo come sindacalista, parlamentare o ministra, ma come persona. Per me Valeria è stata una collega, certo, ma soprattutto un’amica. Una di quelle presenze capaci di tenere insieme fermezza e ascolto, convinzione e umanità, senza mai separare la politica dalla vita reale delle persone.

Dalla scuola al sindacato, una scelta di campo

Valeria nasce a Treviglio nel 1949 e il suo primo orizzonte è la scuola. Lì insegna, lì incontra le prime disuguaglianze, lì matura una scelta che non abbandonerà mai: stare dalla parte di chi lavora. L’impegno sindacale nella Cgil non è un passaggio occasionale, ma una decisione definitiva. Nel 1979 diventa il suo lavoro a tempo pieno, e nel 1982 si trasferisce a Roma per entrare nella segreteria nazionale della federazione del pubblico impiego. È l’inizio di una lunga stagione di responsabilità.

Roma, l’Europa e l’emancipazione femminile

A Roma Valeria costruisce una rete di relazioni, di battaglie e anche di affetti. Qui incontra Achille Passoni, compagno di vita e di impegno, e qui assume ruoli sempre più rilevanti, fino alla Federazione europea dei sindacati. È in questi anni che la sua attenzione per i diritti delle donne diventa azione concreta. Non slogan, ma iniziative. Tra queste, la partecipazione alla nascita di “Se non ora quando”, movimento che ha saputo portare il tema dell’emancipazione femminile fuori dalle ritualità, dentro la società.

L’ingresso in Senato e il rispetto delle regole

Il 2013 segna una svolta. Valeria accetta la candidatura del Partito democratico e viene eletta al Senato, dove resterà fino al 2022. A Palazzo Madama ricopre anche il ruolo di vicepresidente vicaria, esercitato con equilibrio e senso delle istituzioni. Ricordo bene una decisione del gennaio 2015, quando, in assenza del presidente Pietro Grasso, assunse la responsabilità di dichiarare ammissibili gli emendamenti “predittivi” per superare l’ostruzionismo sulla legge elettorale. Una scelta complessa, che ha fatto scuola, diventando giurisprudenza parlamentare.

Il ritorno alla scuola, da ministra

Con il governo di Paolo Gentiloni, Valeria viene nominata ministra dell’Istruzione. È un ritorno alle origini, alla sua prima passione. Al ministero arrivava presto, come una qualunque lavoratrice, senza mai rivendicare privilegi. Anche quando una polemica politica tentò di ridurla al fatto di non essere laureata, lei rispose con il lavoro, la presenza, il rispetto per chi ogni giorno vive la scuola. Non ha mai confuso il titolo con la competenza.

Una politica fatta di empatia e coraggio

Valeria è stata una donna coraggiosa, lo ha dimostrato anche nella malattia, affrontata senza clamore. Ma è stata soprattutto una persona empatica, capace di ascoltare anche chi non la pensava come lei. Per sua iniziativa nacque in Senato la prima commissione sui femminicidi, approvata in modo bipartisan e oggi divenuta bicamerale. Un segno concreto di come intendesse la politica: non come scontro permanente, ma come responsabilità verso le persone.

Un ricordo che resta

In questi giorni sono arrivati messaggi di cordoglio da ogni parte politica. Dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dai presidenti delle Camere ai leader di partito. Parole diverse, ma un riconoscimento comune. Io, però, preferisco ricordarla per ciò che era nel quotidiano: una donna capace di far sentire l’altro visto e rispettato. Era facile volerle bene. Ed era giusto farlo.

Luigi Canali


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14 Gennaio 2026 © Luigi Canali
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